Articoli marcati con tag ‘SFZero’

Domineremo il mondo!

lunedì, 25 maggio 2009

E’ con grande emozione che scriviamo questo resoconto della nostra partecipazione a Techgarage, venerdì scorso.

Siamo andati a Roma senza grandi aspettative. Non avevamo nemmeno inviato l’application form per gareggiare: eravamo stati invitati dagli organizzatori.  Un ambiente che non fa proprio parte del nostro mondo: vertici di BancaIntesa, venture capitalist, il presidente di Telecom Italia…

Per noi CriticalCity è chiaramente un progetto a scopo sociale e non vogliamo monetizzare l’impegno dei nostri giocatori  per migliorare le città. Crediamo che le forze creative di ogni cittadino debbano esprimersi liberamente e che l’impatto delle loro iniziative avrà un senzo ben più grande in un contesto no-profit, libero da pubblicità e da pressioni esterne di attori terzi.

Invece, ci siamo trovati dentro a una competizione con business plan ben definiti nella prospettiva di futuri ricavi monetari attraenti.  Progetti tutti creativi e interessanti, per carità, ma lontani del nostro modo di pensare e di presentarci.  Techgarage è prima di tutto un evento per giovani imprese for-profit alla ricerca di investimenti.

E invece no! Invece l’unico progetto che non puntava ai profitti è stato giudicato il migliore, il più creativo, quello con il maggiore potenziale di sviluppo, da una giuria composta da investitori, imprenditori di successo ed esperti del mondo web e new media! Con nostra grandissima sorpresa!

Ecco come è andata: durante la presentazione, Augusto è riuscito a conquistare tutta la platea con l’ambizione dichiarata di ”dominare il mondo”, che già ha suscitato applausi e risate.  Ma è stato proprio il suo ballo sulla colonna sonora dei nostri video che ha incantato la giuria! Sceso dal palco, il nostro caro ”CEO” si è subito fatto assaltare da uomini in giacca-cravatta e si è messo a stringere mani e scambiare biglietti da visita.  Già tutto incredibile.

Poi arriva il momento della premiazione. Tre i premi previsti: quello della rete (votato on-line nell’ultima settimana su Blogo), quello della rivista Wired, e quello appunto di TechGarage, votato elettronicamente in diretta in sala da 40 giurati. Inoltre, all’ultimo momento Saeed Amidi, presidente del Plug and Play Tech Center (il più grande incubatore della Silicon Valley) ha voluto invitare le 3 migliori start-up premiate da Techgarage a trascorrere un soggiorno di 3 mesi nel suo centro, proprio dove è nato e cresciuto Google!

Bene, è inutile farla lunga. CriticalCity ha fatto piazza pulita di TUTTI i premi: quello della rete, quello di Wired, e il primo premio Techgarage! Più una bella cifra spontaneamente raccolta nell’entusiasmo generale (grazie Marco Magnocavallo!) che ci permetterà di portare avanti la prossima versione del gioco. Chi l’avrebbe detto?  Noi no di certo!

Siamo ancora un po’ storditi, e sopratutto felicissimi nel vedere tutti i nostri sforzi e il nostro ideale ricompensati. La California ci aspetta di nuovo, con tante nuove prospettive creative. Chissà, magari un giorno domineremo veramente il mondo?  Di sicuro daremo il massimo!

Grazie a Kublai che ci ha fatto crescere e che ha creduto in noi!  Senza il suo supporto non ce l’avremmo mai fatta!
Grazie a tutti quelli che ci hanno votato su downloadblog.it!
Grazie  ai ragazzi di SFZero che ci hanno aiutato a ritrovare l’entusiasmo quando stavamo iniziando a perderci d’animo…Insieme abbiamo cominciato a progettare il futuro di CriticalCity…sembra che molto presto potremo collaborare ancora!
E grazie sopratutto a voi giocatori che uscite di casa per vivere le strade in modo diverso, grazie di condividere con noi tutta la vostra bellissima creatività e tutto il vostro entusiasmo!

Siamo carichi! Anzi siamo super-carichi!
E ora si comincia a giocare sul serio!

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Ritorno sulla Terra.

giovedì, 23 aprile 2009

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Sono diversi giorni ormai che siamo rientrati in Italia, siamo stati accolti da secchiate di pioggia ed una primavera fredda, ma verde.

Siamo stati a San Francisco dieci giorni, abbiamo lavorato 8 giorni e mezzo e visitato la città in 1 giorno e mezzo, perdendone una buona parte sul Golden Gate, dove si procedeva a rilento per le vertigini ed i delfini, e a spendere cash. In otto giorni abbiamo mangiato in 14 ristoranti di diverse nazionalità, dal marocchino all’indocinese, con alcune isole di salvezza ed eccellenza quando abbiamo mangiato Pizza e Giapponese. Ed in otto giorni abbiamo affrontato quelli che ci sembravano i punti deboli del nostro progetto, per partire poi a immaginarci le possibili vie di sviluppo. I temi li affrontavamo in studio, le vie di sviluppo spesso venivano fuori nei pranzi e nelle cene (panze creative). Magari non vi interessano questi temi, ma sono stati la cosa più importante che abbiamo fatto, e se resistete fino alla fine dopo parlo dei Bufali.

Siamo partiti con l’analizzare cosa non va, abbiamo ascoltato per un giorno le loro opinioni sul nostro sito, sulla dinamica di gioco, sulle missioni, sui giocatori, sul metodo di amministrare il sito, e ancora, sulla presenza della mappa, sulla grafica, sui temi, sulle categorie di gioco, sui tempi, sul linguaggio, sui punteggi, sulla piattaforma web, sull’indicizzazione dei contenuti, sugli eventi, sulle fotografie, sui titoli, sull’helpdesk, sul blog, sul lancio, sulla città, sulla provincia.

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Poi ancora sulla dinamica di gioco, sulla dinamica di gioco e sulla dinamica di gioco.

Poi abbiamo giocato a ping-pong e abbiamo perso.

Sostanzialmente CriticalCity non è partito secondo il loro punto di vista, è stato lasciato troppo libero e diversi aspetti non sono stati curati. Innanzi tutto è emerso come problema il fatto che non avessimo una chiara visione di cosa volevamo che fosse questo progetto, una forza potente c’era, si intuiva, ma era latente, quando loro hanno iniziato a sperimentare SF0 avevano in mente esperimenti di “terrorismo personale”, o semplicemente, un progetto per cancellare il Capitalismo.

Ecco noi non avevamo proprio le idee così chiare e loro ci hanno spinti a farci un paio di domande.  Senza usare armi.

Una volta resa limpida la visione allora si può scendere di scala e creare un progetto coerente in tutti i suoi aspetti, e cucire il vestito secondo il taglio che ci interessa. Poi magari sono cose ovvie, ma a noi sono sembrate illuminanti. Di sicuro conoscere i loro early moments, come sono partiti come hanno diretto la cosa cosa succedeva all’inizio che tipo di giocatori hanno incontrato, ci ha rassicurato sul percorso che abbiamo iniziato e ci ha anche aperto gli orizzonti su dove possiamo spingerci e con che passi.  Anche soltanto avere qualcuno di esperto che ti dice: “tranquillo, stai andando bene!  Devi soltanto avere pazienza.”

Poi abbiamo giocato a ping-pong e abbiamo perso ancora.

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Dal terzo giorno abbiamo iniziato ad affrontare il futuro, che evoluzione ci immaginiamo per il gioco, e dalla bozza con cui eravamo arrivati, giorno dopo giorno, ne abbiamo analizzate tutte le componenti, parlando sempre a badalucco di dinamica di gioco. Purtroppo, però, non posso spiegarvi cosa abbiamo deciso ed in che direzione andremo, nè in che modo cambierà il gioco o quale sarà il premio perchè…non vogliamo rovinarvi la sorpresa!

Il terzo il quarto e forse anche il quinto giorno non abbiamo giocato a ping pong.

Poi io ed Augusto siamo andati a cena da Mo’s, a North Beach. Complici una mucchia di patatite, una parete di specchi ed un western hamburgher, (o forse l’atmosfera beat del quartiere..), abbiamo avuto la Visione. Abbiamo parlato 4 o 5 ore, rimbalzandoci idee a vicenda, fino a definire una roba che ci piace un casino!!

Il giorno dopo, credo fosse lunedì, l’ultimo giorno di lavoro, alla fine dell’incontro abbiamo presentato l’idea ai ragazzi: si sono gasati parecchio, sebbene il mio inglese abbia ceduto allo spanglish quasi subito, tanto che alla fine Ian ha esclamato: “adesso sono invidioso, voglio anch’io una visione così!”

Era il momento di giocare a ping-pong, e abbiamo vinto, fino a pareggiare le sconfitte dei giorni precendenti e a vincere anche la bella.

Ma la verità è che domenica eravamo andati al Golden Gate Park, a giocare a Frisbee-golf, ma soprattutto a vedere i Bisonti Americani, i Bufali o come preferite chiamarli. Gli indiani li chiamavano Tatanka, (questo è un nome!) e lo adoravano come un dio, lo rispettavano come un fratello e lo uccidevano come dono della Natura. Dal Tatanka proveniva tutto, la pelle e la pelliccia per le tende ed i vestiti, la carne ed il grasso per il cibo, l’osso ed i tendini per le armi. Ce ne sono tipo cinque, sono in un recinto che può sembrare grande, (ma è microscopico se pensiamo che si muovevano per centinaia di chilometri). Li ho guardati per molto tempo, e uno si è anche mosso, io ripetevo nella mia testa Tatanka, e lo guardavo fisso, lui scuoteva la coda e se ne stava completamente immobile. Anzi non stava immobile, stava, era, nient’altro.

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Mi viene da pensare che noi uomini abbiamo bisogno di aggettivi per descrivere il mondo, di verbi che ci ricordino che siamo vivi ed attivi, Tatanka no.

Lui vive in un mondo fatto ancora di cose, erba sole prateria cielo, dove esitono solo i nomi, ombra femmina uccello valle fiume pioggia, dove un ragazzo che ti guarda, uomo recinto, è un ragazzo che ti guarda, nient’altro. Mi ha fatto entrare per pochi minuti in quel mondo, e ho capito cosa significa Tatanka.

Ma non ve lo dico.

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Il Bar Centrale che è dentro ognuno di noi

domenica, 12 aprile 2009

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Esistono posti magici e spesso sono pieni di colline.

Non parlo di Marano sul Panaro, che di collina ne ha solo una, parlo di Ouro Preto, di Roma e di San Francisco,parlo anche di una parte di Parigi e di Rio de Janeiro.

Questi posti, comunque, hanno qualcosa in comune con Marano sul Panaro ed è il Bar Centrale, che però è anche una caratteristica di un altro bel pò di posti, non solo di quelli collinari; il Bar Centrale è dove si trovano i vecchi del paese, dove si può fumare dentro, dove giochi come lo Scopone Scientifico, la Briscola variante Marianna e la Canasta sono cose di cui si parla con cognizione di causa.

Al Bar Centrale trovi la Gazzetta dello Sport, trovi i Chewing-gum di quando eri piccolo, trovi un Cordiale (se hai il coraggio di chiederlo). Al Bar Centrale solitamente c’è una tv accesa, appesa su un lato della stanza interna, dove tra nebbie di fumo Nazionale o Importazione, sono solite lamentarsi protagoniste di soap, a meno che non ci sia la partita.

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Il Bar Centrale di San Francisco si chiama Java Source Cafè, si trova nel centro della vera Chinatown, che è dove vivono i cinesi ed anche i coreani e i giapponesi, (dove vivono non dove cucinano per i turisti), poco sopra il Golden Gate Park, nella parte Ovest della città. Bene, al Java Source Bar voi potete fumare dentro, anche perchè non c’è il dentro, praticamente c’è un portico gigantesco con una serie di tavolini, pieni di ragazzotti (credo coreani) che se le suonano con il Domino.

Su questi tavolini nascono le idee, le liti famigliari e gli amori.

Al Java Source Cafè non potete usare il computer, non sanno neanche che cos’è il wifi e poi le spine servono per i frigo e per le insegne. Quando i bambini passano davanti al Java Source Cafè gridano “Mamma ma che puzza!!” e le mamme li tirano via. Al Java Source Cafè abbiamo concepito robe che forse è meglio dimenticare.

Ma probabilmente Augusto le ha scritte sui suoi fogli, e se anche non fosse, lunedì ci torniamo e ne tiriamo fuori altrettante.

E poi li di fianco ci sono i Bufali!

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Juntando o antes, o agora e o depois.

venerdì, 10 aprile 2009

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Dopo un mese che siamo qua devo ammettere che mi sento particolarmente accolto da questa città.

I ragazzi di Sf0 si sono dimostrati fantastici ed in queste settimane abbiamo lavorato veramente bene, arrivando a risolvere parecchi nodi critici del nostro gioco, conoscendoci parecchio e lavorando come matti.

Abbiamo anche cambiato ostello, passando dalla zona di Divisadero, nota come parte delle Heights, alla più commerciale Post Street, una laterale dell’affollatissima Powell street, SuperDownTown.

Tre giorni, quattro? 90 ore? Qualcosa di più?

Ieri abbiamo visto la Baia, mangiato il primo Taco direttamente dal camioncino (POLLOO ASSAADOO!!, ha gridato il messicano quando il mio era pronto) e perso per la seconda volta a ping-pong.

Oggi abbiamo giocato ad un gioco urbano proposto da una Radio, lavorato nel bar dove è stato programmato Flickr e visitato il cimitero dove è stato girato”La donna che visse due volte“.

Domani verremo portati nel Bar Java Source dove le idee si mischiano e prendono forma, faremo colazione insegnando frasi in bolognese per incitare Bellinelli mentre gioca (per ora siamo fermi a “Dai c’Andom”), cercheremo un ristorante aperto verso North Beach dove rappare poesie di Ferlinghetti.

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Reagan fu governatore della California all’inizio degli anni ‘70, in quel periodo tagliò i fondi alla salute pubblica. Si dice che così facendo riversò per le vie di San Francisco una notevole quantità di malati mentali, matti di tutte le razze, che all’oggi colorano questo posto. C’è l’uomo cespuglio, che spaventa i passanti sul Fisherman’s Wharf, c’è Targeted Individuals, (che ripete queste due parole arricchite da ” dot Com!”, il sito è qualcosa di insano!), dotato di megafono che si aggira per le Heights, o un perseguitato dal governo che, dietro al suo cartello di protesta,  s’è reinventato uno spazio per la pubblicità a pagamento.

E poi ci sono in Bisonti americani al Golden Gate Park e io li voglio vedere!

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Guarda che non è vero

mercoledì, 8 aprile 2009

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Non è vero.

Non è vero che le persone dall’altra parte del mondo sono diverse. Non è vero che la gente guarda come ti vesti o come parli inglese per giudicarti. Non è vero che chi fa le robe più fighe del mondo se la tira. E non è vero che gli americani non sono interessati al resto del mondo o sono ignoranti.

Sean, Sam e Ian sono i Playtime Antiboredom Society, una sorta di piccolo collettivo che si occupa di giochi urbani, diversi anni fa hanno sviluppato SF0, forse il primo vero gioco collaborativo con impatto globale, o forse semplicemente il primo.

Appuntamento alle 10 nella hall (bugigattolo) del nostro albergo, il primo a presentarsi è Ian, che ci abbraccia. Bene, con un gesto, ecco spiegati filosofia, obiettivo e prassi del loro modo di progettare, che è anche il loro modo di essere.

Sean e Sam arrivano dopo pochi minuti, insieme andiamo nello studio che hanno utilizzato per la realizzazione del loro ultimo progetto, Flashback (un gioco sviluppato per far imparare la storia ai ragazzini delle scuole), si trova in una ex fabbrica convertita ad appartamenti ed uffici, vero stile americano, al centro dello studio un fantastico tavolo da ping-pong!

Lavoriamo ininterrottamente per diverse ore, pausa pranzo ancora lavorando, camminiamo e parliamo, torniamo in ufficio e lavoriamo, ma l’idea fissa è quella, testare il tavolo da ping-pong.
Verso le 5 iniziamo a giocare, e gli americani sono tosti, Augusto infila una serie di servizi invidiabili, mentre io sbaglio troppo in attacco, il risultato è Sf0-CC 1-0, ma domani si ripete.

San Francisco è piena di piante, pini marittimi, marusticani, palme, acacie.
Le strade sono di diversi colori, a seconda delle foglie delle piante. Fanno anche una cosa in più le piante qua, profumano, profumano tantissimo, e sono stracariche di fiori.

San Francisco è colorata e profumata.
Fine della seconda puntata (con rima).

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Fievel sbarca in America

martedì, 7 aprile 2009

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Eccoci.

Dogana degli Stati Uniti d’America, l’addetto all’immigrazione, dopo avermi detto “bonggiorno”, prosegue con le domande trabocchetto, “have you bring some Grappa?”, dissimulo, l’Aceto Balsamico è si alcolico, ma non come una grappa, “niente grappa, è troppo caldo per la grappa!”. Se la ride, siamo dentro, siamo dentroo!

San Francisco, il luogo della terra con la concentrazione più alta di game designer e fricchettoni, ed in assoluto i guru dei giochi urbani. Pascolano qui Jane McGonigal, i Playtime Antiboredom Society ed anche il nostro Federico Fasce. Da bravi neofiti dell’Urban Gaming non potevamo non scegliere la Bay Area per spendere la consulenza vinta con il Kublai Award.

Come arrivare in California? Coincidenza astrale, avevamo due biglietti aerei bonus per la California, che scadevano a metà aprile, e allora…e allora quando l’universo si mette a remare in una direzione ti conviene farti trasportare.

Quindi eccoci, ed eccola.

San Francisco: sole talmente alto che devi girarti all’insù per vederlo, cielo azzurro, blu e di nuovo azzurro, vegetazione marittima, pini giganti coi gabbiani sopra, autostrade che si incrociano di cemento chiaro, su e giù e noi che ci passiamo sopra con il nostro trenino, modernariato anni 70, con delle sedute fatte per stare comodi.

Su di lei, su di noi e su di loro, fine della prima puntata.

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