Articoli marcati con tag ‘decrescita’

Le città senz’auto non sono un’utopia

giovedì, 19 febbraio 2009

Ci sono 76 proprietari di macchine ogni 100 abitanti a Roma.

63 ogni 100 a Milano.

36 ogni 100 a Londra.

E solo 13 ogni 100 a Manhattan (NY)!

Considerando l’alta densità della popolazione nelle città italiane, e quindi lo spazio disponibile ridotto, sarebbe logico voler ridurre il numero di automobili per migliorare la qualità della vita in città. Pensate un po’: in termini di spazio, le 820 mila auto di proprietà dei residenti milanesi addizionati alle 800 mila che arrivano in città ogni giorno occupano una superficie equivalente a 2.250 campi da calcio, sacrificati ironicamente all’immobilismo!!!  Un’auto occupa in media 10mq: per farvi un’idea più concreta, guardate l’inizativa dell’ingeniere austriaco Hermann Knoflacher. Dal 1975, con la sua gehzeug, ovvero ‘’camminamobile’’, occupa da pedone lo stesso spazio di una macchina per illustrare la potenzialità spaziale di zone urbane senza auto e per protestare contro la preminenza dell’automobile nelle città… 

 camminomobile-lunga

Tutti noi apprezziamo il verde e la quiete dei parchi e della natura. Perché non trasformare le nostre città in grandi parchi percorsi da piste ciclabili, sentieri e prati? Numerosi sarebbero i vantaggi: aria più pulita, diminuzione dell’inquinamento sonoro, miglioramento della salute, ecc.    

Ci sono tanti esempi di città a basso tasso di motorizzazione che hanno fatto delle scelte in questo senso, riducendo lo spazio di parcheggio per scoraggiare l’uso dell’auto, favorizzando  gli insediamenti densi per ridurre le distanze da percorrere, integrando funzioni residenziali, commerciali, terziarie e ricreative nello stesso quartiere, migliorando i mezzi di trasporto pubblico e mettendo a disposizione servizi di car-sharing, biciclette, vetture e motorini elettrici, ecc. Da Amsterdam ad Amburgo, passando per Dongtan (Cina), Curitiba (Brasile) e Tokyo, cittadini e politici ripensano il loro ambiente. Un tema che approfondiremo nelle prossime settimane…

Nel fratempo, tutta Milano si prepara per l’Expo 2015. Lunedì scorso, CriticalCity ha assistito a un incontro di Legambiente sul tema delle città senz’auto. Hanno fatto la proposta seguente, che risulta essere molto logica quando ci si pensa: ‘’ l’Expo sia un evento a basso tasso di motorizzazione, dove i visitatori si muovano no-cars-piccola2senz’auto e in cui l’area destinata ai padiglioni venga convertita dopo l’evento nel primo nuovo quartiere italiano completamente carfree.’’

Siamo d’accordo: bisogna innovare, bisogna esprimersi e assumersi i propri doveri di cittadini per creare città che siano più sostenibili e più piacevoli da vivere. Perché non approfittare di questa occasione?

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13 febbraio: giorno del risparmio energetico…

giovedì, 12 febbraio 2009

uomo-luce1

Siete pronti per la sfida energetica??

Vi invitiamo a simbolicamente consumare meno energia possibile domani: prendete la bici, mangiate panini, spegnete le luci, ecc…

E dalle 18 per un’oretta, se possibile, spegnete TUTTO!! Silenzio energetico… Proviamoci!!

Per il quinto anno consecutivo, Caterpillar (Rai Radio 2) propone l’iniziativa M’illumino di meno !! Dimostriamo insieme che esiste un enorme, gratuito e sotto utilizzato giacimento di energia pulita: il risparmio. Lo scorso anno il ’’silenzio energetico” è riuscito a coninvolgere alcune delle piazze principali in Italia e in Europa, ciò in decine di città del continente! Anche la piazza Duomo e la piazza della Scala a Milano si sono spente enteramente…

Approfitiamo quindi di questa occasione per vedere la città diversamente: misteriosa, enigmatica, impercepibile… e sopratutto, è un’ottima occasione di dimostrare il nostro potere di cittadini critici!!

Anche CriticalCity aderisce all’iniziativa…a modo suo: da domani sarà presente un interruttore speciale che vi permetterà di spegnere tutta la città!

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Transition Towns 2: coltivare la transizione

giovedì, 12 febbraio 2009

Oggi torniamo a parlare delle Transition Towns (qui la prima parte), perchè c’è tanto da esplorare e sopratutto tanto da ispirarsi a questo movimento per ripensare e vivere meglio le città. Questa volta scopriamo i progetti concreti delle ‘’città di transizione’’.

Prendiamo per esempio i progetti che si fanno a Totnes (8500 abitanti) in Gran Bretagna. La cittadina è diventata un vero e proprio modello. Qui si ritrovano tutti quelli che credono in questo modello di vita svolgono molte iniziative diverse di carattere ambientale.

Il giardino Dartington a Totnes

Il giardino Dartington a Totnes

The Great Reskilling: educazione, riciclo e riuso

Per gli adulti, sono organizzati seminari per ri-imparare i mestieri dei nostri nonni: come fare il pane, come rammendare le calze, come cucinare usando solo prodotti di stagione, ecc. Riciclare e ri-usare: è logico! Ai più piccoli, a scuola vengono raccontate le ‘storie di transizione’, fiabe per farli riflettare su uno stile di vita meno energivoro. Si fanno anche proiezioni pubbliche di film sul tema dell’ambiente.

Conferenze e gruppi di lavoro

Gli abitanti di Totnes stanno attualmente raccogliando un archivio di storie dell’epoca in cui tutti vivevano consumando meno energia. Un lavoro di memoria essenziale da cui trarre spunto per orientare le azioni del futuro. Stanno anche monitorando le proprie risorse, creando un indice del cibo prodotto localmente.

Mangiare locale e permacultura

Infatti per ridurre il consumo energetico bisogna limitare il cibo esotico e puntare sull’autonomia alimentare. Il progetto Garden Swap mette in contatto la gente che non può più occuparsi del proprio orto con la gente che non ne ha uno però vorrebbe coltivarne uno. Uno degli obiettivi di Totnes è di diventare la capitale britanica dell’albero di noce. Buono per l’ambiente, buono per la salute!

Trasporti, energie rinnovabili ed eco-costruzioni

In un futuro senza petrolio, le macchine potrebbero scomparire della strade… I cittadini in transizione anticipano già il cambiamento promuovendo la bicicletta, il car-sharing e mezzi di trasporto alternativi a energia pulita. Lo stesso vale per la casa del futuro: a Totnes, 50 famiglie si sono già iscritte al Solar Hot Water challenge, puntando su dei panelli solari per riscaldare l’acqua in casa.

Ingegnosi, gli abitanti delle Transition Towns!

Infine, possiamo dire che il movimento scommette tanto sull’educazione e l’insegnamento, e sulla condivisione delle competenze. Probabilmente state pensando che tutto ciò è più facile da fare in un piccolo paese piuttosto che in una città… Eppure anche Bristol, con i suoi 250.000 abitanti, punta sulla transizione. Per ciò ha sviluppato un suo approccio ben particolare: ripensando la città come una rete di paesini auto-gestiti, che lavoreranno insieme per mettere in azione i loro piani di decrescita. Non male…

Think globally, act locally: Pensa globalmente, agisci localmente!

Di tutte queste iniziative emerge un nuovo atteggiamento sociale: la transition culture. Rob Hopkins, il fondatore delle TT, esplora le dinamiche di questa cultura sul suo blog personale. ‘’La gente inizia a vedere una Grande Opportunità nel picco delle risorse petrolifere (Peak Oil), una chance per costruire il mondo che abbiamo sempre sognato.’’, dice Hopkins. Transitionculture.org è una buona risorsa per quelli che vorrebbero continuare ad esplorare il mondo di decrescita delle Transition Towns.

Ma cosa succede qui in Italia? Lo scopriremo nel prossimo post sulle Transition Towns…

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Rifiuto con Affetto – lascia e raccogli

mercoledì, 4 febbraio 2009

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Avete mai pensato che c’è una quantità di oggetti di consumo che potrebbero avere una seconda vita? Chi non ha mai detto: ‘’Mi dispiace buttarlo via…’’?  Non credete che ci sia un potenziale nascosto nei vostri cassonetti della spazzatura?

A Venezia, tre artiste provenienti dal mondo delle belle arti e del design, Roberta Bruzzechesse, Maddalena Vantaggi e Maria Zanchi, hanno voluto indagare sullo spreco, esplorando i limiti tra lo spazio pubblico e privato, tra collettività e individuo, nel quotidiano.  Dopotutto, lo scambio non è economico e sostenibile?

Cosi nel 2007 è nato Rifiuto Con Affetto (RCA), un nuovo servizio di raccolta rifiuti per il recupero tra cittadini di oggetti ancora utilizzabili, sottraendoli dalla discarica e limitandone lo spreco. Il progetto si inserisce nella campagna del comune di Venezia per la riduzione dei rifiuti. A Venezia-Giudecca quindi sono comparsi, nel 2007, dei cassonetti della spazzatura modificati e trasformati in luogo di scambio. Il davanti è trasparente e l’interno -  suddiviso con delle mensole - crea una specie di vetrina e permette una nuova relazione tra il contenuto di ‘’rifiuti’’ e l’esterno, facilitandone il recupero.  

1569844453_0d37b0dd66_mCome funziona? Il cittadino che vuole sgomberare un po’ il suo armadio o la sua biblioteca può portare gli oggetti di cui vuole disfarsi e deporli nel cassonetto modificato di RCA. Dopodiché chi passa, bisognoso di una brocca, di un nuovo paio di scarpe o semplicemente curioso di scoprire un nuovo libro, potrà raccogliere quello che gli serve e portarselo a casa, garantendo così una nuova vita a questi oggetti altrimenti destinati alla distruzione.  Lascia e raccogli, semplice! ‘’Rifiutare’’ può diventare un’azione critica e consapevole, e anzi sostenibile! 

Rifiuto Con Affetto è una bella dimostrazione di arte applicata alla soluzione di problemi sociali. Visto il successo dell’iniziativa e l’apprezzamento da parte dei cittadini (qui le le interviste), speriamo che RCA si diffonda presto in altre città italiane, sopratutto sotto casa nostra!

Da tempo i rifiuti vengono recuperati dagli artisti diventando materia prima delle loro opere, o da studenti bisognosi di arredare la casa a poco costo.  RCA dimostra che si può anche superare la barriera psicologica che impedisce al cittadino ordinario di ‘’esplorare la spazzatura’’ alla ricerca di tesori riutilizzabili.  Dopotutto molti oggetti vintage - che si pagano a così caro prezzo nei negozi specializzati! - non provengono spesso proprio da là?

Evviva il baratto!!

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Transition towns - città di transizione

martedì, 3 febbraio 2009

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Associazioni di cittadini stanno ripensando le città, in tutto il mondo. Cercano di reinventarsi il proprio modo di vivere, di spostarsi, di respirare, di mangiare, di relazionarsi con i vicini.  Transition Towns è uno di questi movimenti, un esperimento sociale su grande scala iniziato nel 2005 a Kinsale, Irlanda, e proposto dall’ambientalista Rob Hopkins.

Oggi raggiunge 134 comuni in tutto il mondo, principalmente in Inghilterra, Australia e negli Stati Uniti.  La domanda fondamentale che i suoi partecipanti si pongono è: come la nostra comunità può affrontare le sfide e cogliere le opportunità del Peak Oil e dei cambiamenti climatici?  Come la nostra società - essenzialmente basata sul consumo di petrolio - sarà in grado di reagire quando la produzione raggiungerà il suo  punto massimo ed inizierà il suo declino?

Le Transition Towns si organizzano verso questa transizione, pianificando la decrescita del proprio consumo energetico e dell’utilizzo delle risorse in generale.
Riconoscono 2 principi fondamentali:

  • la nostra società ha dimostrato un’enorme capacità in termini di creatività e di adattabilità nello sviluppo delle energie tradizionali (petrolio, gas, nucleare…), e quindi non c’è niente che ci impedisca di fare lo stesso per le energie rinnovabili.
     
  •  se agiamo collettivamente in tempi brevi, è molto probabile che si possa realizzare un nuovo modo di vivere maggiormente in armonia con l’ambiente.

Partendo da questi presupposti, le comunità adottano un Piano d’Azione verso la Decrescita Energetica, per provare ad immaginare la propria città fra 20 anni in maniera positiva.  Mettono in piedi dei progetti di eco-costruzione, giardinaggio collettivo e permacultura, panelli solari, scambi di rifiuti tra le aziende per facilitare il riuso e ridurre lo spreco… addirittura a Totnes (UK) hanno anche creato una moneta alternativa che viene accettata in più di 70 botteghe locali!  E l’economia gira!  Questo dimostra che ci sono tante iniziative per cambiare la città: bisogna solo usare d’un pò d’immaginazione e tanta creatività!  

Ovviamente, ci sono dei criteri ben precisi per diventare una Transition Town e sono ricche le risorse messe a disposizione dalla communità di ‘’esperti’’!  In Italia, una decina di città stanno discutendo la scelta verso la transizione, tra cui L’Aquila e Lucca.  Monteveglio (CT) rimane l’unica ufficialmente riconosciuta dalla rete internazionale.

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Le Transition Town, come CriticalCity, hanno un potenziale di azione democratica dirompente: restituiscono a tutti la possibilità di modificare il proprio territorio e promuovono la collaborazione collettiva verso un bene comune!

Continueremo la scoperta delle Città in Transizione nei prossimi post: rimanete collegati!

P.S.  Nella foto sopra ci sono i primi 22 “operatori” della Transizione italiani usciti dal Training di Monteveglio…chi è l’inviato speciale di CriticalCity?

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