Archivi per la categoria ‘Radar’

Città visionarie, città virtuose: Curitiba

martedì, 3 marzo 2009
curitiba_1
Curitiba, Brasile.
2 milioni di abitanti, città moderna e capitale dello stato del Paranà, nel sud del paese.

Un caso molto particolare, anzi esemplare, nell’urbanizzazione moderna. Una città dove la creatività, al servizio di un’amministrazione illuminata, è stata in grado di coinvolgere attivamente i cittadini in una trasformazione urbana senza precedenti. Curitiba è la “capitale” ecologica del Brasile, la città con più aree verdi al mondo: 55 metri quadri per persona. Negli anni settanta è qui che viene ideata e realizzata la prima isola pedonale urbana del pianeta. Un laboratorio vivente dove si testa un nuovo stile di vita non pianificato dall’alto ma coordinato con tutte le parti sociali. Curitiba rappresenta un esempio pratico di una città ecologica e che dà reale valore all’ecosistema.


Un passo indietro. Nel 1971, in un’elezione contestata, Jaime Lerner viene eletto sindaco di Curitiba. Urbanista e architetto visionario si trova davanti ad una città da ‘’terzo mondo’’, pochi soldi in cassa e la necessità di far transitare sui mezzi pubblici un numero enorme di persone per salvare dal totale congestionamento la vitalità stessa della città. La costruzione di una metropolitana avrebbe indebitato per decadi i conti del comune. Da qui l’idea geniale: ‘metropolizzare’’ l’autobus, l’unica tecnologia finanziariamente accessibile. In poco tempo Curitiba cambia volto…


Alla Volvo vengono commissionati una serie di speciali autobus bi-articolati ciascuno in grado di trasportare fino a 300 passeggeri. Per velocizzare i tempi di imbarco e garantire l’accessibilità anche ai disabili, l’accesso avviene attraverso speciali stazioni tubo, che garantiscono anche il pagamento anticipato del biglietto. Gli autobus viaggiano su corsie esclusive ad una frequenza di 50 secondi durante gli orari di punta! Un sogno anche nelle città più avanzate in Europa e negli Stati Uniti. E così, quello che si è ottenuto è una sorta di metro di superficie su gomma con un investimento pari a un decimo rispetto a quello di una metropolitana sotterranea, ma con performance del tutto analoghe:

  • Flotta di 1100 autobus
  • 12500 viaggi ogni giorno
  • 1,3 milioni di passeggeri (20 mila/ora: più di quanti viaggino sui mezzi pubblici di New York!)
  • 70% della popolazione attiva si sposta sui mezzi
  • riduzione di 27 milioni di viaggi in macchina ogni anno
  • Risparmio pari a 27 milioni di litri di benzina annuo…

curitiba_2

Grazie alla loro efficienza, il 30% degli abitanti abbandona l’auto e per andare al lavoro sale sui mezzi pubblici. Il risultato? Forte riduzione del traffico, aria più pulita a beneficio di uno stato di salute e una qualità di vita migliore.

Al rifiuto di massa dell’auto contribuiscono anche 160 chilometri di piste ciclabili. Per Lerner trasformare la città modificando dalle radici il sistema dei trasporti era fondamentale. Secondo il sindaco visionario: nulla ha influenza più rapida sulla coscienza dei cittadini quanto l’efficienza dei mezzi pubblici.

L’aspetto più interessante del caso di Curitiba è stata la grande capacità di ottenere la partecipazione e il coinvolgimento della popolazione nelle soluzioni dei problemi urbani. La settimana prossima esploreremo gli altri progetti innovativi sviluppati a Curitiba a cui i cittadini hanno preso parte con entusiasmo…

Um o próximo!

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Progetto Shared-Space: la strada conviviale e sicura per tutti

lunedì, 23 febbraio 2009

Stop. Semafori. Dissuasori. Strisce pedonali. Segnali di precedenza. Senso unico. Corsie riservate. Piste ciclabili. Marciapiedi. Zone di sosta. ‘’Tutte queste indicazioni stradali dicono alle macchine: ‘Questo è il tuo spazio, e abbiamo organizzato il tuo comportamento in maniera tale che se segui tutte le regole, niente ti può succedere.’ Invece è un errore.’’ dice Hans Monderman, ingegnere stradale dei Paesi Bassi.

Ma… è possibile per le macchine, le biciclette e i pedoni condividere le strade senza la mediazione dei cartelli stradali? Un esperimento interessante del Signore Monderman ha dimostrato di che è possibile.

shared-space-web

L’ingegnere olandese è uno dei leader nella pianificazione stradale che riunisce design urbano, scienza sociale, ingegneria civile e psicologia. L’approccio è radicalmente contro-intuitivo: costruire strade che sembrano pericolose e…invece si rivelarono più sicure!

Cioè?

Praticamente, alle intersezioni si tolgono tutte le indicazioni stradali - strisce, semafori, anche i marciapiedi - e il traffico corre autonomamente… Simile al principio della rotonda, ma senza rotonda…. Ma come è possibile?

Shared Space, lo spazio condiviso così creato favorisce l’interazione fra gli utilizzatori della strada, che devono autoregolarsi. Monderman ha provato che andando a una velocità appropriata, autisti e pedoni sono capaci di creare un contatto oculare e di anticipare il loro atteggiamento reciproco. Questione di intuizione. In diverse città, la strategia di Monderman ha ridotto il numero di incidenti e di lesioni! Per esempio: a West Palm Beach, in Florida, hanno adottato questa strategia di pianificazione stradale. Ne è risultato un traffico più lento, meno incidenti e una media di tempo di percorrenza più bassa.

Non ci credete? Guardate qui la dimostrazione. Potete anche leggere questi articoli divertenti sul New York Times e su Wired.

La strategia del progetto Shared Space è quindi di creare uno spazio sociale che favorisca l’interazione fra gli utilizzatori, migliorando la qualità dello spazio pubblico e di conseguenza nasce un senso di responsabilità comunitaria! Semplice!  Ma non necessariamente ovvio…

Shared Space è un’altra prova che esistono diverse maniere di reinventare le nostre città, sfruttando lo spazio urbano in modo creativo e conviviale!

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Le città senz’auto non sono un’utopia

giovedì, 19 febbraio 2009

Ci sono 76 proprietari di macchine ogni 100 abitanti a Roma.

63 ogni 100 a Milano.

36 ogni 100 a Londra.

E solo 13 ogni 100 a Manhattan (NY)!

Considerando l’alta densità della popolazione nelle città italiane, e quindi lo spazio disponibile ridotto, sarebbe logico voler ridurre il numero di automobili per migliorare la qualità della vita in città. Pensate un po’: in termini di spazio, le 820 mila auto di proprietà dei residenti milanesi addizionati alle 800 mila che arrivano in città ogni giorno occupano una superficie equivalente a 2.250 campi da calcio, sacrificati ironicamente all’immobilismo!!!  Un’auto occupa in media 10mq: per farvi un’idea più concreta, guardate l’inizativa dell’ingeniere austriaco Hermann Knoflacher. Dal 1975, con la sua gehzeug, ovvero ‘’camminamobile’’, occupa da pedone lo stesso spazio di una macchina per illustrare la potenzialità spaziale di zone urbane senza auto e per protestare contro la preminenza dell’automobile nelle città… 

 camminomobile-lunga

Tutti noi apprezziamo il verde e la quiete dei parchi e della natura. Perché non trasformare le nostre città in grandi parchi percorsi da piste ciclabili, sentieri e prati? Numerosi sarebbero i vantaggi: aria più pulita, diminuzione dell’inquinamento sonoro, miglioramento della salute, ecc.    

Ci sono tanti esempi di città a basso tasso di motorizzazione che hanno fatto delle scelte in questo senso, riducendo lo spazio di parcheggio per scoraggiare l’uso dell’auto, favorizzando  gli insediamenti densi per ridurre le distanze da percorrere, integrando funzioni residenziali, commerciali, terziarie e ricreative nello stesso quartiere, migliorando i mezzi di trasporto pubblico e mettendo a disposizione servizi di car-sharing, biciclette, vetture e motorini elettrici, ecc. Da Amsterdam ad Amburgo, passando per Dongtan (Cina), Curitiba (Brasile) e Tokyo, cittadini e politici ripensano il loro ambiente. Un tema che approfondiremo nelle prossime settimane…

Nel fratempo, tutta Milano si prepara per l’Expo 2015. Lunedì scorso, CriticalCity ha assistito a un incontro di Legambiente sul tema delle città senz’auto. Hanno fatto la proposta seguente, che risulta essere molto logica quando ci si pensa: ‘’ l’Expo sia un evento a basso tasso di motorizzazione, dove i visitatori si muovano no-cars-piccola2senz’auto e in cui l’area destinata ai padiglioni venga convertita dopo l’evento nel primo nuovo quartiere italiano completamente carfree.’’

Siamo d’accordo: bisogna innovare, bisogna esprimersi e assumersi i propri doveri di cittadini per creare città che siano più sostenibili e più piacevoli da vivere. Perché non approfittare di questa occasione?

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Parcheggi per senzatetto

mercoledì, 18 febbraio 2009

 

empty-parking-lungaLe città sono piene di strutture che non sono utilizzate al pieno delle loro potenzialità, sopratutto di notte. Spazi che rimangono vuoti, abbandonati, silenziosi. E - sempre di notte - paradossalmente c’è gente che vaga per le città, senza un luogo per dormire, senza un tetto sopra la testa.  Perché non provare a far incontrare queste potenzialità inespresse e queste esigenze?

A Boston, negli Stati Uniti, l’Office for Unsolicited Architecture (OUA) ha fatto una proposta molto originale proprio per riconvertire questi spazi spopolati ed accontentare queste persone. Un gruppo di studenti del MIT (Massachussets Institute of Technology) ha cominciato ad utilizzare i grandi parcheggi urbani per offrire accoglienza ai senzatetto con camper e roulotte. Addirittura durante il giorno, i camper vengono spostati in un luogo che serve da indirizzo postale per i loro “residenti”. Il progetto Free ParkInn ridistribuisce così strutture inutilizzate a chi ne ha bisogno, con un sistema flessibile di pieno utilizzo degli spazi urbani. Un bel esempio di riappropriazzione e riconversione degli spazi per l’integrazione! 

ur-parking-piccola

L’OUA è stato fondato nel 2007 di una collaborazione tra studenti del MIT e del Nederlands Architecture Institute.  La “unsolicited architecture” (in italiano “architettura non richiesta”) propone un metodo alternativo di progettazione:

  1. trovare un  nuovo territorio
  2. non pensare a clienti, budget e programmi
  3. concentrarsi sull’oggetto architettonico, il piano di marketing e un piano finanziario
  4. riflettere
  5. agire

 

Procedendo in questo modo si aprono nuove opportunità per integrare l’architettura con progetti concreti e ad alto impatto sociale, come nel caso del Free ParkInn di Boston.  

Per saperne di più: Volume magazine

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Couchsurfing [seconda puntata] - e a Milano?

lunedì, 16 febbraio 2009

Continua la nostra esplorazione del mondo di Couchsurfing con Valeria, couchsurfer da 3 anni e inamorata del progetto! (leggete qui la prima parte)

cs-picnic

CS picnic a Milano: Valeria con degli amici couchsurfers

Bisogna dire che Couchsurfing non si occupa solo di viaggio. C’è anche una rete di gruppi tematici di scambio di informazioni: può essere molto utile per i neofiti della città che cercano informazioni e aiuto in qualsiasi campo. Valeria fa parte del gruppo di Milano (wiki).

Ci puoi dire chi compone il gruppo di Milano? Cosa organizza?

Come ogni gruppo locale o cittadino (ogni grande città ha un gruppo dedicato sul sito di couchsurfing), il gruppo di Milano si sviluppa su due piani: la dimensione online con centinaia di post ogni giorno relativi ai più disparati argomenti, e la dimensione reale con diversi possibilità di incontrare faccia a faccia i membri della comunità. Ogni settimana nel gruppo di Milano si organizzano incontri, aperitivi, feste, visite alla città, mostre, concerti, rassegne, biciclettate, partite di calcetto… Credo che, rispetto ad altri social network, couchsurfing tende a restringere il divario tra le due dimensioni e chi è attivo online velocemente lo diventa anche offline.

C’è quindi una rete di persone che, su base volontaria, supporta e stimola la community, e tu ne fai parte, come ambasciatrice della città. Qual è il ruolo di questa figura?

L’ambassador è un couchsurfer che si propone volontariamente come punto di riferimento per la comunità CS locale e globale. Aprendo le porta della propria casa o in giro per il mondo ha il compito, meglio forse dire la passione, di promuovere costantemente lo spirito di couchsurfing, spiegandone i valori e i principi e accogliendo e coinvolgendo i nuovi membri. Localmente si impegna a organizzare incontri e attività e a moderare online i gruppi cittadini.

Perché sei ambasciatrice?

Sono diventata un’ambasciatrice couchsurfing quest’anno. Ci sono diverse ragioni che portano a innalzare il livello di partecipazione nella comunità del sito. Couchsurfing ti conquista velocemente e per molti diventa un vero e proprio stile di vita. Io mi sono proposta perchè volevo essere un punto di riferimento femminile, ci sono infatti molte ragazze e donne che viaggiano spesso da sole ed è importante trasmettere e mantenere il senso di sicurezza in questo sistema.

Ci puoi raccontare un’esperienza di CS memorabile?

Ce ne sono molte… ogni esperienza è unica! Potrei raccontare di quella volta che ho ospitato due ragazzi canadesi che erano in giro per il mondo in bicicletta, della mamma francese così contenta di andarsene in giro per i divani con la figlia oppure della Corsica mozzafiato scoperta grazie a una surfer naturalista che lavora per il Parco naturale dell’isola, anche del mio viaggio in solitaria in Grecia dove non sono stata sola neanche un giorno… ma credo che la cosa più bella siano le centinaia di legami stretti grazie a questa fantastica comunità, le serate passate a parlare dei nostri paesi e della nostra gente, scoprire quanto siamo uguali anche al di là di oceani e continenti.

Che bello!!! Grazie Valeria, evviva gli scambi culturali!! La communità milanese è quindi molto attiva: guardate i volti di couchsurfers milanesi su picassa, magari riconoscete qualcuno.

Non guardate il vostro divano in modo diverso adesso?

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Transition Towns 2: coltivare la transizione

giovedì, 12 febbraio 2009

Oggi torniamo a parlare delle Transition Towns (qui la prima parte), perchè c’è tanto da esplorare e sopratutto tanto da ispirarsi a questo movimento per ripensare e vivere meglio le città. Questa volta scopriamo i progetti concreti delle ‘’città di transizione’’.

Prendiamo per esempio i progetti che si fanno a Totnes (8500 abitanti) in Gran Bretagna. La cittadina è diventata un vero e proprio modello. Qui si ritrovano tutti quelli che credono in questo modello di vita svolgono molte iniziative diverse di carattere ambientale.

Il giardino Dartington a Totnes

Il giardino Dartington a Totnes

The Great Reskilling: educazione, riciclo e riuso

Per gli adulti, sono organizzati seminari per ri-imparare i mestieri dei nostri nonni: come fare il pane, come rammendare le calze, come cucinare usando solo prodotti di stagione, ecc. Riciclare e ri-usare: è logico! Ai più piccoli, a scuola vengono raccontate le ‘storie di transizione’, fiabe per farli riflettare su uno stile di vita meno energivoro. Si fanno anche proiezioni pubbliche di film sul tema dell’ambiente.

Conferenze e gruppi di lavoro

Gli abitanti di Totnes stanno attualmente raccogliando un archivio di storie dell’epoca in cui tutti vivevano consumando meno energia. Un lavoro di memoria essenziale da cui trarre spunto per orientare le azioni del futuro. Stanno anche monitorando le proprie risorse, creando un indice del cibo prodotto localmente.

Mangiare locale e permacultura

Infatti per ridurre il consumo energetico bisogna limitare il cibo esotico e puntare sull’autonomia alimentare. Il progetto Garden Swap mette in contatto la gente che non può più occuparsi del proprio orto con la gente che non ne ha uno però vorrebbe coltivarne uno. Uno degli obiettivi di Totnes è di diventare la capitale britanica dell’albero di noce. Buono per l’ambiente, buono per la salute!

Trasporti, energie rinnovabili ed eco-costruzioni

In un futuro senza petrolio, le macchine potrebbero scomparire della strade… I cittadini in transizione anticipano già il cambiamento promuovendo la bicicletta, il car-sharing e mezzi di trasporto alternativi a energia pulita. Lo stesso vale per la casa del futuro: a Totnes, 50 famiglie si sono già iscritte al Solar Hot Water challenge, puntando su dei panelli solari per riscaldare l’acqua in casa.

Ingegnosi, gli abitanti delle Transition Towns!

Infine, possiamo dire che il movimento scommette tanto sull’educazione e l’insegnamento, e sulla condivisione delle competenze. Probabilmente state pensando che tutto ciò è più facile da fare in un piccolo paese piuttosto che in una città… Eppure anche Bristol, con i suoi 250.000 abitanti, punta sulla transizione. Per ciò ha sviluppato un suo approccio ben particolare: ripensando la città come una rete di paesini auto-gestiti, che lavoreranno insieme per mettere in azione i loro piani di decrescita. Non male…

Think globally, act locally: Pensa globalmente, agisci localmente!

Di tutte queste iniziative emerge un nuovo atteggiamento sociale: la transition culture. Rob Hopkins, il fondatore delle TT, esplora le dinamiche di questa cultura sul suo blog personale. ‘’La gente inizia a vedere una Grande Opportunità nel picco delle risorse petrolifere (Peak Oil), una chance per costruire il mondo che abbiamo sempre sognato.’’, dice Hopkins. Transitionculture.org è una buona risorsa per quelli che vorrebbero continuare ad esplorare il mondo di decrescita delle Transition Towns.

Ma cosa succede qui in Italia? Lo scopriremo nel prossimo post sulle Transition Towns…

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Couchsurfing Project: Create a better world, one couch at a time! [prima puntata]

martedì, 10 febbraio 2009

cs-amylin-small1Ecco una community che si basa sul web ma esce davvero dallo schermo e riesce a creare degli incontri reali, in carne e ossa, in ogni parte del globo: benvenuti nel mondo di Couchsurfing! La condivisione dei divani! Lo Staff di CC ha incontrato Valeria, couchsurfer da 3 anni e ambasciatrice per il gruppo CS attivo a Milano.

Quali sono i valori di CouchSurfing?

 ”Couchsurfing mira a creare una rete internazionale di ospitalità e di scambio culturale. Nella società moderna spesso molto individualista riscoprire l’ospitalità e impararare l’apertura e la tolleranza, al di là di ogni retorica, può davvero rendere il mondo un posto migliore.”

Come funziona?

”Couchsurfing è un sistema basato sugli individui che si fondono in una grande comunità globale e piccole sottocomunità locali. Ogni membro è tenuto a presentarsi tramite un profilo il più accurato possibile. Il sistema si basa inoltre su vari livelli di certificazione della sicurezza. Ogni membro riceve e può dare referenze positive o negative e garantire tramite “vouch” (in italiano referenza) i membri più meritevoli. Anche la partecipazione è su più livelli: se in questo momento della tua vita non hai spazio o tempo per ospitare (in realtà i veri surfer dei divani si accontentano di poco) puoi comunque partecipare attivamente alla comunità, andando agli incontri organizzati dai gruppi, offrendoti di bere un caffè insieme ai visitatori oppure facendogli scoprire la città nei suoi aspetti più curiosi.”

Perché fai couchsurfing?

”Ho sempre amato le lingue straniere e le tantissime culture di questo mondo. Il viaggio per me non è mai stato turismo ma scoperta. Con Couchsurfing posso viaggiare in questo senso tutto l’anno, senza muovermi da Milano. Il mondo viene a trovarmi e mi fa capire ogni volta tante cose. Ed è entusiasmante anche l’altra faccia della medaglia: quando viaggi, anche lontanissimo e in un posto dove nessuno parla la tua lingua, non ti sentirai solo. Anzi, scoprirai il paese che stai visitando attraverso gli occhi di chi ci vive. Il miglior modo secondo ogni buon couchsurfer.”

Quindi i couchsurfers hanno una idea del viaggiare molto diversa, completamente al di fuori dei circuiti turistici, senza alberghi, senza ristoranti, fermandosi a casa di persone che hanno tanto piacere nell’ospitarti, nel preparare qualcosa da mangiare, magari un piatto tipico, nel mostrare zone della città che altrimenti non vedresti. Niente individualismo o atteggiamento tipico del turista! Ma c’è di più, la rete è anche molto attiva localmente… Continuerà a parlarcene Valeria nel prossimo post sul Couchsurfing Project. Nel fratempo, potete dare un’occhiate al CS Wiki… Stay tuned!

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Transition towns - città di transizione

martedì, 3 febbraio 2009

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Associazioni di cittadini stanno ripensando le città, in tutto il mondo. Cercano di reinventarsi il proprio modo di vivere, di spostarsi, di respirare, di mangiare, di relazionarsi con i vicini.  Transition Towns è uno di questi movimenti, un esperimento sociale su grande scala iniziato nel 2005 a Kinsale, Irlanda, e proposto dall’ambientalista Rob Hopkins.

Oggi raggiunge 134 comuni in tutto il mondo, principalmente in Inghilterra, Australia e negli Stati Uniti.  La domanda fondamentale che i suoi partecipanti si pongono è: come la nostra comunità può affrontare le sfide e cogliere le opportunità del Peak Oil e dei cambiamenti climatici?  Come la nostra società - essenzialmente basata sul consumo di petrolio - sarà in grado di reagire quando la produzione raggiungerà il suo  punto massimo ed inizierà il suo declino?

Le Transition Towns si organizzano verso questa transizione, pianificando la decrescita del proprio consumo energetico e dell’utilizzo delle risorse in generale.
Riconoscono 2 principi fondamentali:

  • la nostra società ha dimostrato un’enorme capacità in termini di creatività e di adattabilità nello sviluppo delle energie tradizionali (petrolio, gas, nucleare…), e quindi non c’è niente che ci impedisca di fare lo stesso per le energie rinnovabili.
     
  •  se agiamo collettivamente in tempi brevi, è molto probabile che si possa realizzare un nuovo modo di vivere maggiormente in armonia con l’ambiente.

Partendo da questi presupposti, le comunità adottano un Piano d’Azione verso la Decrescita Energetica, per provare ad immaginare la propria città fra 20 anni in maniera positiva.  Mettono in piedi dei progetti di eco-costruzione, giardinaggio collettivo e permacultura, panelli solari, scambi di rifiuti tra le aziende per facilitare il riuso e ridurre lo spreco… addirittura a Totnes (UK) hanno anche creato una moneta alternativa che viene accettata in più di 70 botteghe locali!  E l’economia gira!  Questo dimostra che ci sono tante iniziative per cambiare la città: bisogna solo usare d’un pò d’immaginazione e tanta creatività!  

Ovviamente, ci sono dei criteri ben precisi per diventare una Transition Town e sono ricche le risorse messe a disposizione dalla communità di ‘’esperti’’!  In Italia, una decina di città stanno discutendo la scelta verso la transizione, tra cui L’Aquila e Lucca.  Monteveglio (CT) rimane l’unica ufficialmente riconosciuta dalla rete internazionale.

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Le Transition Town, come CriticalCity, hanno un potenziale di azione democratica dirompente: restituiscono a tutti la possibilità di modificare il proprio territorio e promuovono la collaborazione collettiva verso un bene comune!

Continueremo la scoperta delle Città in Transizione nei prossimi post: rimanete collegati!

P.S.  Nella foto sopra ci sono i primi 22 “operatori” della Transizione italiani usciti dal Training di Monteveglio…chi è l’inviato speciale di CriticalCity?

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Die-in Montréal: una provocazione per una città più sostenibile

lunedì, 2 febbraio 2009

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L’automobile occupa un sacco di spazio in città. Peggio: la città è pianificata PER l’automobile! Rumorosa, grossa, inquinante, veloce, pericolosa, veicoli motorizzati di tutti i tipi popolano le città quasi tanto quanto i cittadini stessi! Invece, non è ovvio per tutti che la macchina debba essere la regina delle strade.

A Montreal hanno trovato un modo molto creativo per chiedere una ‘’riappropriazione’’ delle strade, e quindi di una bella percentuale dello spazio pubblico urbano. L’idea è nata nel 1976 da un gruppo di ciclisti militanti, Le Monde à Bicyclette: ecologisti e sportivi hanno organizzato una manifestazione teatrale in pieno centro-città per denunciare l’impero della macchina.  Trent’anni dopo, nel 2006, un nuovo collettivo cittadino su due ruote - il Montréal à Vélo (MAV) - ha ripreso l’idea a supporto della causa pedonale e ciclistica, in occasione del Giorno internazionale senza macchina (ogni anno verso la fine di settembre).

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Ma che cos’è?  Sullo stesso concetto di un bed-in o di un sit-in e in modo molto creativo, il Die-in Montréal invita i partecipanti a “fare i morti”, stesi per terra nel bel mezzo della strada, pitturati di falso-sangue e fasciature. Ovviamente, si denuncia in maniera molto forte le morti causate direttamente o indirettamente dall’automobile. Però allo stesso tempo, lo scopo ricercato è di promuovere mezzi alternativi di trasporti ecologici, e di ridare alla macchina il suo ruolo primario che dovrebbe consistere nel fare spostamenti lunghi e difficili, affinché l’uso eccessivo ne rimanga limitato. Il risultato è un tappeto stradale di gente colorata e di biciclette, sotto il cielo di grattacieli di Montreal. Fa’ il suo effetto!

Malgrado l’apparenza macabra, il die-in è un evento allegro dove ciclisti e pedoni si incontrano per scambiare idee, per condividere un momento potente, e dove in seguito ci sono dibattiti e proiezioni sul tema della riduzione del parco automobilistico e dei mezzi di trasporto alternativi. Ognuno è invitato a condividere la sua visione personale, magari utopistica della città, per un futuro urbano più sostenibile.

Guardate il video!

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