Archivio di febbraio 2009

Transition towns - città di transizione

martedì, 3 febbraio 2009

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Associazioni di cittadini stanno ripensando le città, in tutto il mondo. Cercano di reinventarsi il proprio modo di vivere, di spostarsi, di respirare, di mangiare, di relazionarsi con i vicini.  Transition Towns è uno di questi movimenti, un esperimento sociale su grande scala iniziato nel 2005 a Kinsale, Irlanda, e proposto dall’ambientalista Rob Hopkins.

Oggi raggiunge 134 comuni in tutto il mondo, principalmente in Inghilterra, Australia e negli Stati Uniti.  La domanda fondamentale che i suoi partecipanti si pongono è: come la nostra comunità può affrontare le sfide e cogliere le opportunità del Peak Oil e dei cambiamenti climatici?  Come la nostra società - essenzialmente basata sul consumo di petrolio - sarà in grado di reagire quando la produzione raggiungerà il suo  punto massimo ed inizierà il suo declino?

Le Transition Towns si organizzano verso questa transizione, pianificando la decrescita del proprio consumo energetico e dell’utilizzo delle risorse in generale.
Riconoscono 2 principi fondamentali:

  • la nostra società ha dimostrato un’enorme capacità in termini di creatività e di adattabilità nello sviluppo delle energie tradizionali (petrolio, gas, nucleare…), e quindi non c’è niente che ci impedisca di fare lo stesso per le energie rinnovabili.
     
  •  se agiamo collettivamente in tempi brevi, è molto probabile che si possa realizzare un nuovo modo di vivere maggiormente in armonia con l’ambiente.

Partendo da questi presupposti, le comunità adottano un Piano d’Azione verso la Decrescita Energetica, per provare ad immaginare la propria città fra 20 anni in maniera positiva.  Mettono in piedi dei progetti di eco-costruzione, giardinaggio collettivo e permacultura, panelli solari, scambi di rifiuti tra le aziende per facilitare il riuso e ridurre lo spreco… addirittura a Totnes (UK) hanno anche creato una moneta alternativa che viene accettata in più di 70 botteghe locali!  E l’economia gira!  Questo dimostra che ci sono tante iniziative per cambiare la città: bisogna solo usare d’un pò d’immaginazione e tanta creatività!  

Ovviamente, ci sono dei criteri ben precisi per diventare una Transition Town e sono ricche le risorse messe a disposizione dalla communità di ‘’esperti’’!  In Italia, una decina di città stanno discutendo la scelta verso la transizione, tra cui L’Aquila e Lucca.  Monteveglio (CT) rimane l’unica ufficialmente riconosciuta dalla rete internazionale.

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Le Transition Town, come CriticalCity, hanno un potenziale di azione democratica dirompente: restituiscono a tutti la possibilità di modificare il proprio territorio e promuovono la collaborazione collettiva verso un bene comune!

Continueremo la scoperta delle Città in Transizione nei prossimi post: rimanete collegati!

P.S.  Nella foto sopra ci sono i primi 22 “operatori” della Transizione italiani usciti dal Training di Monteveglio…chi è l’inviato speciale di CriticalCity?

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Il servizio di RaiNews24

lunedì, 2 febbraio 2009

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Die-in Montréal: una provocazione per una città più sostenibile

lunedì, 2 febbraio 2009

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L’automobile occupa un sacco di spazio in città. Peggio: la città è pianificata PER l’automobile! Rumorosa, grossa, inquinante, veloce, pericolosa, veicoli motorizzati di tutti i tipi popolano le città quasi tanto quanto i cittadini stessi! Invece, non è ovvio per tutti che la macchina debba essere la regina delle strade.

A Montreal hanno trovato un modo molto creativo per chiedere una ‘’riappropriazione’’ delle strade, e quindi di una bella percentuale dello spazio pubblico urbano. L’idea è nata nel 1976 da un gruppo di ciclisti militanti, Le Monde à Bicyclette: ecologisti e sportivi hanno organizzato una manifestazione teatrale in pieno centro-città per denunciare l’impero della macchina.  Trent’anni dopo, nel 2006, un nuovo collettivo cittadino su due ruote - il Montréal à Vélo (MAV) - ha ripreso l’idea a supporto della causa pedonale e ciclistica, in occasione del Giorno internazionale senza macchina (ogni anno verso la fine di settembre).

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Ma che cos’è?  Sullo stesso concetto di un bed-in o di un sit-in e in modo molto creativo, il Die-in Montréal invita i partecipanti a “fare i morti”, stesi per terra nel bel mezzo della strada, pitturati di falso-sangue e fasciature. Ovviamente, si denuncia in maniera molto forte le morti causate direttamente o indirettamente dall’automobile. Però allo stesso tempo, lo scopo ricercato è di promuovere mezzi alternativi di trasporti ecologici, e di ridare alla macchina il suo ruolo primario che dovrebbe consistere nel fare spostamenti lunghi e difficili, affinché l’uso eccessivo ne rimanga limitato. Il risultato è un tappeto stradale di gente colorata e di biciclette, sotto il cielo di grattacieli di Montreal. Fa’ il suo effetto!

Malgrado l’apparenza macabra, il die-in è un evento allegro dove ciclisti e pedoni si incontrano per scambiare idee, per condividere un momento potente, e dove in seguito ci sono dibattiti e proiezioni sul tema della riduzione del parco automobilistico e dei mezzi di trasporto alternativi. Ognuno è invitato a condividere la sua visione personale, magari utopistica della città, per un futuro urbano più sostenibile.

Guardate il video!

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